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Rivoluzione nei divorzi, l'assegno dell'ex non deve più essere legato al tenore di vita

Rivoluzione nei divorzi, l'assegno dell'ex non deve più essere legato al tenore di vita


pubblicato il15/05/2017 09:54:11 sezione News

Nuova rivoluzione in fatto di divorzi.
Dopo una recente sentenza della Corte di Cassazione, l'assegno di mantenimento all'ex coniuge non deve più essere legato al tenore di vita che la coppia aveva prima della separazione.
Questa novità cambia di molto i fattori che influiscono sulla scelta di dare un taglio netto alle unioni che non funzionano più.
Se prima ci si pensava due volte prima di avviare le pratiche, adesso il coniuge insoddisfatto ha meno remore e meno preoccupazioni. Lo dimostrano anche i dati relativi alle persone che si rivolgono alle agenzie investigative al fine
di raccogliere le prove necessarie e mettere i partner infedeli all'angolo.
"E' vero - spiega Stefano Secondi della Viseb, agenzia investigativa umbra che opera in tutta Italia - le richieste di consulenza, dopo la sentenza della Cassazione, sono aumentate, perché adesso il coniuge "ricco" ha meno paura".

COSA DICE LA SENTENZA

I giudici della Prima sezione civile della Cassazione, ribaltando un orientamento che resisteva da quasi trent’anni - spiega un approfondito articolo di Donnamoderna - e pronunciandosi su un caso milanese, hanno stabilito che la concessione dell’assegno divorzile non è più da legare al tenore di vita goduto dall’ex coniuge durante il matrimonio.

I PARAMETRI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE

Adesso nello stabilire l'entità dell'assegno si tiene conto dell'autosufficienza e dell’indipendenza economica. La Cassazione scrive: “Se si è accertato che l’ex coniuge è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo non deve essergli riconosciuto il diritto» all’assegno di divorzio. I criteri per valutare l’indipendenza economica di chi richiede l'assegno si riferiscono al “possesso” di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare”, alle “capacità e possibilità effettive” di lavoro e alla “stabile disponibilità” di un’abitazione.

COSA NE PENSANO I VIP
Per farsi un'idea del clamore che ha suscitato la sentenza, basta leggere alcuni commenti rilasciati da Vip divorziati al Corriere. it.
«È una sentenza che tutela i “polli” dalle “str...” che li vogliono accalappiare. E non difende le donne che si immolano per la famiglia», dice Chiara Giordano, ex moglie di Raoul Bova. «Il mio era un “per sempre”. E bisogna sposarsi per amore e non per soldi. Ma penso alle donne che seguono il marito in giro per il mondo. Come fanno a trovare un lavoro? In Usa ci sono i patti prematrimoniali: se mi tradisci... Bisogna farlo anche qui».

Massimo Ghini punta il dito contro l'ipocrisia: «Questa sentenza ci deve aiutare a ragionare: la separazione è una tragedia per tutti. Ma noi uomini siamo sempre considerati come mafiosi corleonesi, coi baffi e la coppola in testa e le donne col velo nero a casa. Mi pare che non sia proprio così. Io ho subito un ricatto da una donna che non mi faceva vedere i miei figli perché batteva cassa e se ci sono stato insieme 15 giorni è grasso che cola». Certo, evidenzia «ci sono uomini che si comportano in modo indegno. Mio padre, separato nel 1957, non credo che abbia mai
dato una lira a mia madre. Ma in Italia non c’è un’equa ripartizione della responsabilità. Vorrei sapere cosa ne pensano politici cattolici, come Casini o Franceschini. Non c’è rispetto per il pagatore. Ma se uno guadagna duemila euro e deve garantire lo stesso livello di vita alla ex moglie, come fa a permettersi un’altra convivenza?». E racconta: «Rifiutai un contratto tv da 1,2 miliardi di lire per fare La tregua di Francesco Rosi. L’avvocato di lei la usò come prova che ne avessi almeno il triplo. Vai a spiegare al giudice che volevo entrare in un pezzetto di storia del cinema».

«Mi è sempre sembrata una clausola pruriginosa, obsoleta e un po’ paradossale», dichiara Sabrina Ferilli. «Io mi sono separata da una persona che non ha preteso nulla da me, né io da lui: stimerei poco un coniuge che facesse un discorso di questo tipo. Perché se una donna si è sacrificata per il matrimonio e i figli è giusto riconoscerglielo. Ma visto che non è più garantito niente, né sul lavoro, né nella vita perché ti devo assicurare il parrucchiere dieci volte o il tale albergo? Perché di questo si parla: cose che non so se hanno un valore rispetto alla vita di coppia».

Valeria Marini, ex compagna di Vittorio Cecchi Gori e di Giovanni Cottone, conclude: «Ai figli è giusto che i genitori non facciano mancare niente. Per il resto, si valuti di volta in volta. Io ho avuto l’annullamento in quattro mesi dalla Sacra Rota, ci sarà un motivo, ma credo ancora nel matrimonio e sogno un principe azzurro».


Tel:348 5106965

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